Che io possa sparire_secondo studio

CHE IO POSSA SPARIRE
Secondo studio
Liberamente tratto dalla vita e dalle opere di Simone Weil
di e con Milena Costanzo
assistente alla regia Chiara Senesi
foto in scena Paola Codeluppi
realizzato in collaborazione con Danae Festival e Olinda Onlus
durata 60 minuti

  “Aveva il dono di irritare molti e a volte fino al furore,
e… continua a irritare ancora”.

Simone Pétrement a proposito di Simone Weil

 “Ci stanno togliendo tutto, ma noi andiamo avanti
perché non ci siamo solo noi, ci sono gli altri,
e quelli che verranno dopo di noi”.
Milena Costanzo

Secondo studio sull’ultima tappa di Trilogia della Ragione dove si è indagato il pensiero di Anne Sexton, Emily Dickinson e Simone Weil: tre donne eccezionali che, in epoche diverse, hanno portato avanti il loro credo ad ogni costo. Simone Weil è la voce dei deboli, della miseria e della sventura. La filosofa mistica che si sposta nell’impossibile una volta capito che “quaggiù” non c’è niente da fare.

In questo studio su Simone Weil c’è la volontà di indagare a teatro la filosofia. “Attendere” per far si che il pensiero filosofico e di vita della Weil fuoriesca inaspettato dalle sue stesse modalità di porsi domande. Solo attraverso vari studi è possibile attuare questo processo. E questo processo è l’esatto contrario di quello che sempre più richiedono le “regole” burocratiche del teatro.

In questo “Caso Weil” parto da un’accettazione di vuoto e in questo spazio senza appigli sono costretta, per forza di cose a cercare di andare a fondo in quel vuoto per evitare di ricadere in ciò che del teatro ormai conosco fin troppo bene. Non è facile, mi arrabbio, mi sento sola, lotto contro un’ingiustizia che non si vede, ma perché è dentro di noi, nasce con noi, ci circonda. Che cosa possiamo mai fare? Chi ci può aiutare una volta vista in faccia la miseria umana?

“Il lavoro che porto a Danae Festival, ‘Che io possa sparire’, è in realtà il secondo studio su Simone Weil, il primo è stato fatto al Festival di Olinda questa estate. È per me un interrogarsi continuo sul senso di fare teatro, di rapportarsi con gli esseri umani e l’umanità, in un percorso che si intreccia con quello della Weil, una sorta di studio, di prova, di esperimento. Mi interessava partire da una struttura scarna ed essenziale e lavorare sul mio rapporto con il pubblico, le loro reazioni, i sentimenti, i pensieri. Che cosa evoca un’immagine? Che cosa evocano alcuni tipi di parole? Se si sta attenti e ci si osserva, come funziona la nostra mente? Reagisce in automatico? Ha fede? Si lascia andare a credere a quello che sta sentendo?”
Milena Costanzo a Mario Macchitella su Zero

L’intervista a Milena Costanzo su ZERO
https://zero.eu/persone/milena-costanzo/

La recensione di Valeria Pagani su ROA – Rivista Online d’Avanguardia
Uno studio su Simone Weil: spettacolo da non perdere del Danae Festival

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