Emily Dickinson

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

EMILY
Liberamente tratto da vita e testi di Emily Dickinson
di Milena Costanzo
foto Paola Codeluppi

Presentato primo studio 11 novembre, Milano, Casa del Manzoni – rassegna Stanze

Emily Dickinson in volontario isolamento nella casa paterna, dove viveva con la sorella Vinnie e la madre, compose più di 1700 poesie che vennero trovate rilegate e chiuse in un baule solo dopo la sua morte. In vita solo sei delle sue poesie furono pubblicate.

Casa cuore piacere.
E’ sempre Natale nelle anime di cuore. Ci sono sempre luci calde e rosso porpora e biscotti di zenzero là dove le anime si tengono vive… oltre la morte.

Entrare a poco a poco nella casa della poesia della Dickinson significa imparare a contemplarne il mondo senza farsi domande. Sprofondare nei cuscini del non- spazio, assaggiare distillati mai provati prima e deliziarsi per futuri amori che saranno ancora giovani tra cent’anni. La mamma, la sorella, il fratello e l’amato sono solo ruoli che ruotano attorno ad un cuore immenso, quello della natura eterna dove non c’è spazio e non c’è tempo, ma solo immortalità certa.

Il terrore sta nascosto in fondo al corridoio buio o chiuso in cantina, così che i fantasmi e lo loro voci possano giocare ancora e ancora.

Io è come se fossi Emily se non fosse che non la potrò mai essere, quindi sono io. Antonio è come se fosse un amletico Higginson, ma poi prende parte anche ad altre figure maschili riferite alla Dickinson: Bowles, the Master, Il giudice Lord e il fratello Austin. E lo stesso fanno Rossana e Alessandra, consapevoli di non recitare la madre o la sorella, ma di mettere in gioco lo spettacolo sempiterno che questa vita ci mette davanti agli occhi da secoli. Il minuetto dell’amore e della morte.

La Dickinson ha avuto la geniale illuminazione di percepire l’ironico copione dell’orrore che si nasconde sotto le sue ridicole maschere e di tirarsene fuori, a costo di restare in bilico sull’abisso della sconosciuta alternativa.

La mia ricerca si basa sulla presenza, il più possibile consapevole, dell’attore in scena e quindi il personaggio non esiste perché è di per sè falso. L’attore in scena è dichiarato e dunque non può essere un personaggio, oppure ne può essere tanti, come nella vita. Il fatto che noi ci identifichiamo con una o più parti della nostra frammentata personalità è solo un’illusione per fare meno fatica.
Ciò che vive, in scena, non sono i personaggi, ma il gioco di ruolo tra gli attori.
I testi, sia che vengano letti o recitati, sono solo l’ultima parte di un iceberg dalle profondità indefinibili.

Il lavoro prevede due versioni dello spettacolo: uno teatrale e uno per piccoli ambienti.

 

 

APPROFONDIMENTI

Un’obliqua verità su Emily Dickinson
di Maria Grazia Gregori
Recensione dello studio ED a casa Manzoni nell’ambito della rassegna Stanze

delTeatro.it 15/11/2014

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...